LE DEGENERATE di J. Albert Mann
Sinossi:
Stati Uniti, anni 1928: la Scuola del Massachusetts per deboli di mente è un luogo da cui, se entri, non puoi più uscire. Ma London non ha intenzione di arrendersi. Riuscirà a coinvolgere Alice, Rose e Maxine nella sua ribellione?
London è una giovane immigrata italiana, orfana, messa incinta e abbandonata: tanto basta, nell’America del 1928, per convincere la polizia a consegnarla alle cure della Scuola del Massachusetts per deboli di mente.Qui London incontra molte ragazze con cui ha in comune una cosa sola: essere considerata una reietta della società. Una “ritardata” da rinchiudere, classificare e dimenticare. Una degenerata senza speranza.Tra le grigie mura dell’Istituto conoscerà Rose, che ha la sindrome di Down ed è capace di grandi sogni, ma anche di astuti sotterfugi per ottenere ciò che vuole; sua sorella Maxine, che divide il suo grande cuore tra la passione per la musica, il sentimento di protezione per Rose e un amore inconfessabile; Alice, afroamericana abbandonata dalla famiglia perché nata col piede equino, che nasconde sotto un guscio indistruttibile la sua tenerezza.
Ma mentre le altre ragazze sono abituate fin da piccole all’obbedienza e all’accettazione della loro sorte, London non ha alcuna intenzione di far crescere suo figlio all’ombra delle sbarre, sotto lo sguardo gelido dell’infermiera capo, la crudele Mrs. Ragno, e tra le angherie delle altre ragazze incattivite dalla disumanità dell’Istituto. Alimentata dalla rabbia e dalla speranza, scava un millimetro dopo l’altro la sua via segreta verso la libertà, proprio come Edmond Dantès, il protagonista del romanzo di Dumas che legge e rilegge fino a consumare le pagine del libro.
Ma l’Istituto ha mille occhi per spiare e mille mani per spezzare la schiena ai sogni: non si può scappare da soli. Se vuole farcela, London dovrà accendere una miccia di ribellione nell’animo di Rose, Maxine e Alice. Riuscirà a convincerle che può esistere uno spazio per loro, nel mondo là fuori?
Recensione: Dentro la Scuola Fernald
Andersen 416 - ottobre 2024
Lo senti forte sul viso il pugno sferrato da questo libro. Lo senti come lo sente London, che, dopo un'infanzia tra orfanotrofi e una breve parentesi di libertà a casa della vecchia Dumas, viene malmenata e caricata su una camionetta verso una nuova prigionia. Ha quattordici anni, è incinta (e questa è la sua colpa e la dimostrazione, per l'epoca, di essere incapace di controllarsi moralmente) e dunque il luogo deputato ad accoglierla è la scuola Fernald, detta anche "la Scuola per idioti e deboli di mente del Massachusetts" (realmente esistita e chiusa solo nel 2014). Qui sono internate, in una rigida routine, anche le sue coetanee Alice e Maxine, che a breve compiranno però quindici anni e dunque passeranno al reparto delle adulte, e Rose, la sorella di Maxine, che prova fin da subito grande simpatia per la nuova arrivata. Le ragazze sono rinchiuse per motivi diversi, più o meno "patologici", o meglio, certamente patologici per il tempo in cui si svolge la storia, il 1922.. Tutte le ragazze ospiti della struttura sono sostanzialmente state dichiarate inadatte alla vita sociale e pertanto vengono ingabbiate in questa rigida quotidianità fatta di momenti atti all'esercizio fisico (correre in tondo...), l'igiene personale, parchi pasti, attività manuali e poco altro, in una scansione alienante e sempre uguale. L'arrivo di London è un piccolo terremoto: la ragazza non ha paura di niente, non è per nulla mite e soprattutto è molto intelligente. Il suo guiz-zo vivo affascina Rose, che è stufa di essere sottovalutata e vuole aiutare la nuova amica a fuggire, agendo per la prima volta senza il coinvolgimento della sorella, che da sem- pre la protegge. Maxine è una sognatrice che, nonostante tutto, non smette di deside- rare un futuro felice, come famosa cantan- te e libera dal giogo scolastico. E continua anche a pensare che la mamma tornerà a prendere lei e Rose. Alice, dal canto suo parla poco e non nutre alcuna speranza. Ha imparato suo malgrado a nascondere i suoi sentimenti sotto un guscio inattaccabile.
Li sotto c'è anche il suo amore per Maxine, un amore incoffessabile e proibito. Sono loro le degenerate del titolo: quattro ragazze schiacciate da una società che cre- de all'eugenetica e al mito della razza, che punta il dito su quanto devia dalla "norma"
sia esso il colore della pelle, un piede equi- no, una gravidanza indesiderata...- e so- prattutto punta il dito sulle donne, sempre e comunque. Il romanzo è denso e corposo: ci saranno tentativi di fuga, perdite e rinasci- te e ancora perdite e ancora nuove vite. J. Albert Mann scrive un racconto a dir poco potente, partendo da una realtà storica in- quietante e stordente, ma che proprio per questo merita di essere raccontata a voce altissima e intorno alla quale intavolare dia- loghi, confronti, considerazioni più che mai attuali. Lo dedica "A tutte le ragazze che si son sentite dire di abbassare un po' il tono" e, già da qui, si può capire quanto affilate siano le sue parole. Magistrale.
London si senti stingere il cuore dalla rabbia, come un pugno. Non voleva aiuto. Non voleva gentilezza. La vita faceva schifo e a lei andava bene così. Era più semplice così. Strinse le labbra e fece di no con la testa, e la ragazzina si accigliò. Merda. London si indicò il braccio e fece il muscolo, per mostrare a Rose quant'era forte, e la ragazza sorrise. Che diamine, il sorriso della ragazzina era tenerissimo, e pur continuando a tenersi stretta la rabbia che le ronzava in tutto il corpo, London non seppe trattenere gli angoli della bocca dal piegarsi in un sorriso.
di Martina Russo